Il 2026? un anno da dimenticare. Me lo ha detto Flavio Sciuccati, Senior Partner di Ambrosetti, in questa lunga intervista dedicata allo stato della filiera moda, stimolando una riflessione sul concetto di valore del made in Italy: basta inseguire volumi con margini risicati. La via d’uscita passa per un’evoluzione del modello produttivo: i brand devono saper valorizzare e promuovere le capacità dei propri fornitori. Solo riconoscendo l’esperienza e le competenze radicate nella manifattura sarà possibile costruire un settore più resiliente e innovativo.

Il comparto moda ha perso tra i 60 e i 70 milioni di consumatori a livello globale, in particolare nella fascia aspirazionale. Questo mutamento ha spinto molti di loro ad allontanarsi da prodotti tradizionalmente considerati irrinunciabili, a partire da quelli contrassegnati dal “Made in Italy”.

Un altro segnale critico è la chiusura delle attività: si registra la perdita di circa un quinto del tessuto delle piccole e medie imprese del settore. Un dato che produce un effetto a catena sull’intero ecosistema produttivo, svelando la fragilità della filiera. Secondo Sciuccati c’è stata una contrazione del 12-15% nei volumi dell’abbigliamento e una flessione ancora più netta, pari al 25-30%, per gli accessori in pelle e le calzature. Con il mutare delle priorità di spesa, l’interesse si sposta dal lusso puro alla praticità e alla sostenibilità, trainato dalle generazioni più giovani sempre più orientate verso il second-hand e il vintage. I consumatori di oggi sono meno inclini a puntare a prodotti di fascia alta; spesso preferiscono articoli funzionali e più accessibili.

Il futuro della manifattura

In questo contesto, quale può essere il futuro del manifatturiero? E’ urgente di un cambio di passo. La preoccupazione principale riguarda le strategie di molti brand che hanno privilegiato la quantità a scapito di qualità e innovazione, indebolendo la tenuta dell’intera catena di fornitura. “La manifattura della moda deve smettere di inseguire volumi con margini risicati; è un percorso che conduce all’appiattimento.”, ha commentato Sciuccati nel corso dell’intervista.  La via d’uscita passa per un’evoluzione del modello produttivo: i brand devono saper valorizzare e promuovere le capacità dei propri fornitori. Solo riconoscendo l’esperienza e le competenze radicate nella manifattura sarà possibile costruire un settore più resiliente e innovativo.

Il settore monda, insomma,  si trova davanti a un bivio: servono lucidità, capacità di analisi e lungimiranza per orientarsi in un contesto di profonda incertezza. Ne abbiamo parlato in maniera approfondita con Flavio Sciuccati, esperto di moda e di gestione della filiera, in questa lunga intervista. La potete vedere al link qui sotto oppure ascoltarla sulle principali piattaforme audio