Tutti le citano, tracciano la strada per molte aziende, ma pochissimi sanno davvero come nascono: Sto parlando delle norme tecniche e agli standard ISO. In questo episodio apriamo la “scatola nera” della normazione per capire come nascono le regole invisibili che guidano la qualità, l’innovazione e la sostenibilità. Ci guiderà un ospite che queste regole non si limita ad applicarle, ma contribuisce attivamente a definirle: Tiziano Battistini, Presidente della commissione UNI/CT 046 e CEO di Aquaspace SpA (Gruppo Aquafil) . Insieme a lui esploreremo l’impatto concreto degli standard sul mercato e sul futuro dell’industria, e ci faremo anche raccontare il nuovo standard sulla circolarità.
Partiamo da un assunto: la normazione tecnica è fondamentale per la trasparenza industriale. Ciò significa che, quando si creano, misurano o confrontano materiali o servizi diversi su scala globale, è necessario valutarli utilizzando un quadro di riferimento comune. Questo garantisce che tutte le parti coinvolte possano comunicare in modo efficace, a prescindere dalle differenze geografiche o di mercato. E’ anche vero che queste norme sono strumenti volontari, sviluppati da esperti del settore: diventano obbligatorie solo quando vengono recepite all’interno di una legislazione e in ogni caso preparano il terreno alle norme, andando ad approfondire aspetti tecnici.
La nuova norma UNI sulla circolarità tessile
Un esempio concreto di questo lavoro di raccordo e preparazione è la recente norma UNI CEN/TS 18272-1:2026 intitolata “Tessili – Economia circolare per i prodotti tessili – Parte 1: Principi generali e linee guida” e rappresenta il primo tassello normativo fondamentale a supporto della transizione ecologica del settore e del Regolamento europeo sull’ecodesign (ESPR). Non impone vincoli prestazionali rigidi, ma standardizza definizioni, principi operativi e terminologie comuni per la circolarità. Questo riduce l’ambiguità semantica e fornisce un argine concreto al fenomeno del greenwashing nelle comunicazioni. “Questa norma rappresenta un punto di partenza per l’armonizzazione in un panorama normativo, quello della circolarità tessile, in continua evoluzione”, ha commentato Tiziano Battistini. Che nell’episodio del podcast ha raccontato le difficoltà incontrate nel trovare punti di convergenza sulle definizioni con gli altri Paesi europei. Adesso il lavoro continuerà con la predisposizione della parte seconda della norma, dedicata a misurazione e prestazioni.
Lo standard ISO per la misurazione delle micropalstiche
Abbiamo parlato anche della norma ISO 4484-2:2023 (“Textiles and textile products — Microplastics from textile sources — Part 2: Qualitative and quantitative analysis of microplastics”) definisce il primo metodo standard internazionale per identificare, contare e quantificare le microplastiche e le microfibre rilasciate dal settore tessile. Si applica a campioni liquidi (acque di lavaggio domestico o industriale, reflui di processo), aeriformi (emissioni in aria nei reparti produttivi) e scarti solidi. Anche in questo caso è forte la connessione con la ESPR: l’Unione Europea include il rilascio involontario di microplastiche tra i parametri critici dell’impatto ambientale dei capi. Questa norma è lo strumento tecnico che permette ai brand di testare e validare se una determinata costruzione di filato o tessuto riduce effettivamente il fenomeno del shedding (rilascio di fibre).
Per approfondire, non vi resta che ascoltare il podcast sulle principali piattaforme audio o guardare l’intervista al link qui sotto



