Alla scoperta della nuova Strategia Europea per il Tessile Sostenibile

Ci siamo, è uscita finalmente: dopo una lunga attesa, la Commissione ha finalmente approvato la Strategia Europea per il Tessile Sostenibile. Si tratta di un documento complesso, che affronta molti temi e che cerca di disegnare un percorso per accompagnare il settore tessile e moda verso una transizione che tocca aspetti diversi. Per capire l’obiettivo di questo documento, prendo in prestito uno dei claim del lancio:

Fast fashion is out of fashion

La Strategia europea per il Tessile Sostenibile e circolare coinvolgerà tutti i prodotti tessili. I produttori, i brand, ma anche i consumatori e i Governi nazionali sono chiamati a mettere in atto questa rivoluzione che avverrà con step diversi, ma che entro il 2030 dovrà essere completata. Questo è il primo punto da chiarire: i cambiamenti delineati nella Strategia non avverranno tutti subito, ma è prevista una calendarizzazione per le novità che saranno inserite da ora al 2025 e che poi dovranno essere messe a regime. Adesso inizia il momento di confronto vero, sulle singole misure. Di fatto la Strategia disegna un quadro generale, ma le norme cogenti dovranno essere approvate nei prossimi mesi.

La Commissione, lanciando il documento, ha specificato: “Entro il 2030 i prodotti tessili immessi sul mercato dell’UE saranno longevi e riciclabili, realizzati in grande parte con fibre riciclate, privi di sostanze pericolose e prodotti nel rispetto dei diritti sociali e ambiente. I consumatori beneficeranno più a lungo di un’alta qualità a prezzi accessibili, il fast fashion è fuori moda e il riutilizzo e la riparazione economicamente vantaggiosi per tutti. In un settore tessile competitivo, resiliente e innovativo, i produttori si assumono la responsabilità dei loro prodotti lungo la catena del valore, anche quando diventano rifiuti. L’ecosistema tessile circolare sarà fiorente, guidato da capacità sufficienti per un innovativo riciclaggio da fibra a fibra, mentre l’incenerimento e il conferimento in discarica dei tessuti sono ridotti al minimo”.

Ma cosa dice la comunicazione della Commissione? Ecco i punti in sintesi

1. Introduzione dei requisiti obbligatori per la progettazione ecocompatibile

Si chiama “Ecodesign for Sustainable Products Regulation“e definirà alcuni requisiti specifici per la progettazione in ambito tessile e calzature, che dovrebbero essere utili per allungare la vita dei prodotti e per semplificarne le operazioni di riciclo. Secondo una indagine della Commissione i principali problemi che portano i consumatori a liberarsi di un capo sono relativi alla solidità del colore, la resistenza allo strappo o la qualità delle cerniere e delle cuciture. La presenza di blend di fibre è invece il principale ostacolo al riciclo.

La nuova normativa, che dovrà essere completata entro il 2024, prenderà spunto da schemi volontari già operativi, come quelli relativi all’Ecolabel o al Green Public Procurement, per poi arrivare a una proposta che sia in grado di diventare cogente.

I primi prodotti sui quali la Commissione inizierà a lavorare sono i tessili per la casa, i tappeti e i materassi, per poi estendersi via via anche ad altre categorie di prodotti.

La nuova normativa avrà anche come obiettivo l’eliminazione dei prodotti chimici pericolosi: saranno possibili ulteriori restrizioni, ma da questo punto di vista l’utilizzo del REACH si è mostrato efficace e verrà sempre utilizzato questo strumento.

2. Stop alla distruzione dei capi invenduti

La Commissione propone di introdurre un obbligo di trasparenza che imporrà alle grandi aziende di rendere pubblico il numero di prodotti che scartano e distruggono, compresi i tessili, e la loro azione in termini di preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, l’incenerimento o il conferimento in discarica. Il problema della sovraproduzione dovrà essere gestito anche con l’aiuto delle nuove tecnologie che potranno permettere di ottimizzare il ciclo di vita dei capi dalla produzione al loro fine vita.

3. Combattere l’inquinamento da microplastiche

Le microplastiche rappresentano un grosso problema ambientale, che la Commissione vuole affrontare con decisione. Partendo dal presupposto che sono le fibre sintetiche le principali responsabili e tenuto conto che la quantità più alta di microplastiche viene rilasciata nei primi 5-10 lavaggi, il fast fashion viene considerato uno dei principali responsabili. 

La Commissione andrà quindi ad occuparsi delle fibre sintetiche in tutte le fasi della produzione dei capi:  stabilendo requisiti di progettazione vincolanti, nei processi di produzione, prevedendo il prelavaggio negli impianti di produzione industriale, fino ad arrivare all’etichettatura e alla promozione di materiali innovativi. E’ anche prevista l’introduzione di filtri per lavatrice, lo sviluppo di detersivi delicati, il miglioramento nel trattamento delle acque reflue. Una bozza di questa normativa sarà presentata già a metà 2022.

4. L’introduzione del Digital Product Passport

La Commissione introdurrà un passaporto del prodotto digitale per i tessili basato su obblighi di informazione sulla circolarità e altri aspetti ambientali chiave. Per portare a termine questa iniziativa sarà anche anche riesaminato il  Regolamento sull’etichettatura dei tessuti. Nell’ambito di questa revisione potranno essere introdotte altre novità, come la previsione di informazioni relativa alla sostenibilità o ai parametri di circolarità, e, ove applicabile, al paese di produzione avvengono i processi (“made in”). Potrà anche essere introdotta una etichetta digitale. Prestate attenzione  all’uso del condizionale: la Commissione potrà introdurre quesente novità, ma potrà anche decidere di non farlo o farlo solo per alcuni prodotti se la valutazione di impatto che è tenuta a fare evidenzierà problemi di difficile gestione. 

5. Green claims

Stop alla comunicazione opaca in tema di sostenibilità:  nella comunicazione al consumatore le aziende dovranno utilizzare una terminologia chiara e non equivoca e soprattutto dovranno provare la veridicità delle affermazioni.  Ai consumatori saranno fornite informazioni presso il punto vendita sulla durabilità e le informazioni rilevanti per la riparazione, compreso un punteggio di riparabilità, ogni volta che questo è disponibile.

I claim ambientali saranno possibili  solo se sostenuti da strumenti di misurazione delle prestazioni ambientali, come l’Ecolabel.  Le etichette di sostenibilità volontarie che coprono aspetti ambientali o sociali dovranno basarsi sulla verifica da parte di terzi o essere stabilito da autorità pubbliche. La Green Claims Initiative  sarà presentata nella seconda metà del 2022

Attenzione: nell’occhio del ciclo della Commissione Europea c’è anche il poliestere riciclato da PET: “tale pratica non è in linea con il modello circolare per le bottiglie in PET”. Il modello di riciclo che la Commissione vuole promuovere è quello da fibra a fibra. 

6. EPR e riciclo dei rifiuti tessili

I sistemi di Responsabilità estesa del produttore (EPR) per i tessili, che alcuni paesi europei hanno già introdotto, si sono dimostrati efficaci nel migliorare la raccolta differenziata dei rifiuti e la sua successiva gestione in linea con la gerarchia dei rifiuti. 

La Commissione cercherà di riordinare il sistema proponendo regole di responsabilità per i tessili armonizzate in tutti i Paesi nell’ambito delle prossime revisione della direttiva quadro sui rifiuti nel 2023. 

L’obiettivo principale sarà quello di creare un sistema per la raccolta, lo smistamento, il riutilizzo, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio anche con l’introduzione di incentivi per i produttori i e marchi per garantire che i loro prodotti siano progettati nel rispetto principi di circolarità. Per questo la Commissione proporrà che una quota notevole dei contributi versati ai regimi EPR sia destinata a misure di prevenzione dei rifiuti e preparazione per il riutilizzo.

La Commissione ha avviato uno studio specifico per proporre obiettivi obbligatori per la selezione, il  riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti tessili come parte della revisione della normativa UE sui rifiuti prevista per il 2024.

Che fine hanno fatto i diritti dei lavoratori della catena di fornitura?

Nella comunicazione della Commissione sulla Strategia europea per il tessile sostenibile non c’è un punto dedicato ai diritti dei lavoratori della catena di fornitura, anche se il documento ricorda che è appena stata pubblicata la proposta di direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence. La direttiva introduce un obbligo orizzontale di due diligence per le grandi imprese per porre fine e rendere conto degli effettivi e potenziali effetti negativi impatti della produzione sui diritti umani. La direttiva interessa le grandi aziende con più di 250 dipendenti e oltre 40 milioni di euro di fatturato, attive in settori ad alto impatto, tra cui anche quello tessile. Quindi il tema dei diritti umani è trattato da una normativa generale, che avrà anche un impatto sul tessile e moda.

Da non dimenticare: il divieto di esportazione dei rifiuti

Le esportazioni di rifiuti tessili al di fuori dell’UE sono in costante aumento: nel 2020 hanno raggiunto 1,4 milioni di tonnellate. In base alla recente proposta della Commissione l’esportazione di rifiuti tessili verso paesi non OCSE sarebbe consentita solo ai Paesi che possono dimostrare la loro capacità di gestirli in modo sostenibile.
L’obiettivo della normativa è evitare che i flussi di rifiuti vengano falsamente etichettati come beni di seconda mano quando vengono esportati dalla UE e in tal modo sfuggire al regime dei rifiuti. La Commissione lavorerà anche per aumentare la trasparenza e la sostenibilità nel commercio mondiale di cascami tessili e tessili usati.

Il principio è chiaro: in un momento in cui c’è grande carenza di risorse, l’esportazione di materiali che potrebbero avere una seconda vita deve essere assolutamente scoraggiata.

Cosa dobbiamo fare adesso? tenere gli occhi aperti!

Adesso che finalmente la Strategia è uscita, arriva il bello! Il quadro disegnato dalla Commissione deve trasformarsi in normativa e si svolgeranno numerose consultazioni per valutare l’impatto delle nuove norme. A queste consultazioni possono partecipare tutti, anche le imprese del settore.

Generalmente queste consultazioni si svolgono anche con questioni online, che possono essere compilati per dare i propri feedback: da questo link potete ad esempio condividere le vostre opinioni sulla strategia. Gli strumenti per far sentire la propria voce ci sono, dobbiamo imparare a usarli: partecipiamo numerosi, mi raccomando!

Cover Photo by Christian Lue on Unsplash 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.