“Festeggia la Giornata della Terra: spedizione gratuita per ordini a partire da 19 euro”: quando ho letto questa frase stamani sul sito di Shein ho pensato di essere finita su un sito fake. Invece no, era proprio quello del gigante dell’ultra fast fashion: l’invito a festeggiare con altri acquisti inutili destinati a diventare rifiuti è quantomeno bizzarro. Ma oggi è la Giornata della Terra, appunto, e sui siti stanno girando contenuti di tutti i tipi e ci sta anche l’invito di Shein. Ma cosa c’entra la salute del pianeta con Shein? Da qualche giorno sto analizzando il loro report di sostenibilità dove viene raccontato, il loro business in chiave di responsabilità. Lo storytelling è lo stesso utilizzato in questo tipo di documenti, che tanti stanno presentando in questi giorni. Quasi potresti credere che non c’è niente che non funziona nel modello di business di Shein: ed è questa la scoperta sconvolgente, perché se tutti utilizzano lo stesso linguaggio, distinguere l’autenticità dal fake diventa impossibile.

Cosa racconta il Sustainability Social and Impact Report di Shein 2021

La prima cosa che mi ha colpito è che esiste un report di Shein su questo tema: questo è indice delle loro ambizioni di inserirsi nel mondo del fashion parlando un linguaggio ufficiale, di voler essere un brand che vende capi a basso costo, ma con una strategia precisa, togliendosi l’etichetta ingombrante di venditore di vestiti spazzatura. Il CEO di Shein, Chris Xu, nella sua introduzione al report, parla di impegno per le comunità con le quali lavorano, di rispetto degli SDGs, di riduzione dei rifiuti lungo tutto il processo di produzione. Diecimila dipendenti, seimila fornitori, 250 milioni di follower: ecco i numeri dichiarati dal gigante dell’ultra fast fashion.

Il report individua i loro tre obiettivi fondamentali per l’implementazione della strategia di sostenibilità, sui quali fornisce qualche indicazione:

  1. sostenere le comunità locali
  2. proteggere il pianeta
  3. supportare l’imprenditoria

Circa il processo di produzione, ecco in sintesi come funziona la loro catena di produzione:

Source: Shein Sustainability and Impact Report

Non c’è la localizzazione dei fornitori, non ci sono informazioni sulle materie prime acquistate, anche se il report parla del Responsible Sourcing di Shein. Si tratta di un programma di valutazione dei fornitori basato su un sistema di audit che assegna un punteggio alle fabbriche sulla base del rispetto del Codice dei Fornitori dell’azienda. Si dichiara che vengono anche effettuati dei training alle aziende che hanno necessità di implementare alcuni aspetti.

Ma quali sono le violazioni riscontrate più frequentemente (vi faccio notare che i fornitori dichiarati sono 6 mila, ma gli audit effettuati sono solo 700)?

Questi sono forse gli unici dati che fornisce il report, che poi per il resto è molto gradevole da vedere, ma non fornisce nessun dato sull’impatto ambientale o sociale del brand. Puoi leggere il report integrale qui.

Ci sei o ci fai? il dilemma dei report di sostenibilità

Lo so, anche l’occhio vuole la sua parte, e siamo molto ben disposti nei confronti di quello che ci appare gradevole da vedere. Ma adesso che è stagione di report di sostenibilità, che stanno spuntando come funghi, dobbiamo prestare attenzione. Belle foto, una grafica rilassante, un font invitante, non devono farci credere che abbiamo a disposizione quello che ci serve per fare una valutazione, che abbiamo a che fare con un’azienda trasparente.

Un report di sostenibilità deve contenere numeri, misurazioni, obiettivi. Questi obiettivi devono essere misurabili e misurati, devono essere giustificati. Un report ben fatto non può esaurirsi in poche pagine, ma deve creare connessioni con altre parti del sito o con altra documentazione aziendale (disponibile) perché si deve dare modo a chi vuole approfondire di conoscere meglio l’azienda.

Il solo fatto di essersi presi il disturbo di fare un report di sostenibilità, non significa che ci sia dietro una strategia autentica: sempre più spesso questi report sono strumenti di marketing. Se un’azienda ha fatto il report, ma non ci sono contenuti, è solo un modo per più raffinato di fare greenwashing.

#zaravsshein: Inditex e le accuse di copiatura rivolte a Shein

Una delle cose sbandierate da Shein nel report di sostenibilità è la diversità del proprio team di creativi, che provengono da tutto il mondo e che sono impegnati quotidianamente a creare nuovi stili. Ma sull’originalità della proposta dei designer c’è da avere qualche dubbio.

Da tempo circola su Instagram e su Twitter l’hashtag #zaravsshein e #zaradupe dove vengono mostrati capi identici messi in vendita dai due brand a prezzi diversi. In questa competizione Zara è il brand costoso.

https://www.instagram.com/p/CcdN6aEL758/?igshid=YmMyMTA2M2Y=

Alla fine Zara ha deciso di ricorrere alle vie legali, come racconta stamani The Guardian. In realtà Shein ha già affrontato azioni legali per presunta violazione del copyright, anche da parte di aziende globali come Levi Strauss, il produttore di Dr Martens AirWair International e Ralph Lauren. Ma non ci sono molte possibilità che Zara riesca ad arrestare il fenomeno dei plagi sospetti: il mondo della moda va così veloce che quando la causa finirà davanti a un giudice dei capi incriminati non esisterà più traccia. Se non in discarica.