L’industria conciaria si trova a un punto di svolta, alle prese con normative in continua evoluzione e dinamiche di mercato influenzate dai trend della moda e da considerazioni ambientali. Ne ho parlato con Edoardo De Paola, Segretario Generale di Cotance, protagonista di questo episodio del podcast.

L’impatto dell’EUDR

Il Regolamento dell’Unione Europea sulla Deforestazione (EUDR), che negli ultimi quattro anni ha influenzato in modo significativo il settore conciario, anche se alla fine la pelle bovina è uscita dal perimetro di applicazione della norma. Ma per le aziende produttive e i brand che negli ultimi anni avevano lavorato per la sua implementazione, cosa ha significato questo ripensamento della Commissione Europea? Secondo De Paola chi disponeva di filiere consolidate ha avuto un vantaggio nell’adeguarsi alle nuove normative. Nonostante le difficoltà, emerge un vantaggio competitivo per chi ha gestito la conformità in modo proattivo.

Passaporti digitali e tracciabilità

Ma la tracciabilità, anche se con una intensità diversa, resta pur sempre al centro del dialogo tra brand e filiera produttiva, per la prossima introduzione del passaporto digitale, anche se con tempi parzialmente diversi rispetto all’abbigliamento.

I capi in pelle rientrano nella prima ondata prioritaria dell’ESPR: l’adozione dell’atto delegato per questa categoria è programmata entro la fine del 2027, portando l’obbligo vincolante di DPP tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029.

La Commissione ha separato le calzature dalla prima tranche dell’abbigliamento generale, avviando uno studio preparatorio ad hoc. L’atto delegato e la conseguente conformità per le scarpe sono stimati tra il 2029 e il 2030.

L’atto delegato per i mobili e gli imbottiti in pelle è infine previsto attorno al 2028, con entrata in vigore del passaporto stimata verso il 2029-2030.

Il rafforzamento dei distretti conciari italiani

Resta centrale l’importanza  dei distretti conciari italiani, come Santa Croce, Arzignano, Solofra nel favorire la cooperazione tra le concerie. Edoardo De Paola ha sottolineato che questi poli non solo contribuiscono in modo significativo al mercato europeo della pelle, ma guidano anche l’innovazione e la specializzazione. La forza collettiva di questi distretti ha contribuito a preservare la resilienza del settore in Italia ed è riconosciuta a livello internazionale.

D’altra parte “il settore conciario italiano è circa 65-70 % del settore europeo, quindi è più della maggioranza in termini di valore”, ha commentato sottolineando che di fatto è l’Italia presidiare questo settore.

Educare i consumatori sul tema della pelle

Sta emergendo delle conversazioni generali anche il tema della percezione dei consumatori nei confronti della pelle e la necessità di fare divulgazione sui suoi aspetti di sostenibilità, una tendenza confermata anche da diversi studi. De Paola riconosce la distanza tra i consumatori italiani — che generalmente considerano la pelle come un sottoprodotto dell’industria alimentare — e la percezione diffusa all’estero, che spesso associa la produzione conciaria alla crudeltà verso gli animali. Sottolinea quindi l’importanza di una comunicazione e di una sensibilizzazione efficaci per colmare questo divario.

Nell’intervista emerge la complessità e la continua evoluzione dell’industria conciaria, dai cambiamenti normativi alla percezione del mercato. Man mano che il comparto si adatta a queste sfide, rimane cruciale per gli stakeholder mantenere un dialogo costante e fare informazione, così da promuovere pratiche sostenibili e una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Ne abbiamo parlato in maniera approfondita con Edoardo De Paola, Segretario Generale di Cotante, in questa lunga intervista. La potete vedere al link qui sotto oppure ascoltarla sulle principali piattaforme audio