Cosa prevede la proposta di Regolamento sulla Sustainable Product Initiative e cos’è il digital passport

Eco-design e trasparenza: questi in estrema sintesi sono i punti toccati dalla proposta di Regolamento relativa alla Sustainable Product Initiative, che delinea anche il possibile funzionamento del digital passport. La Strategia per il Tessile Sostenibile aveva annunciato una serie di azioni normative che avrebbero preso forma velocemente, per rendere operativo il quadro generale disegnato dalla Strategia e, come promesso, la prima bozza di regolamento è arrivata immediatamente. Fino al 22 giugno sarà possibile lasciare sul sito internet della Commissione il proprio feedback sulla proposta: possono partecipare aziende, associazioni, ma anche singoli cittadini. Il punto è che il regolamento riguarda anche il tessile, ma anche altri settori e questo potrebbe creare qualche problema in ambito applicativo: le collezioni della moda si compongono di centinaia di articoli ad ogni stagione e la rigidità delle procedure previste potrebbe avere un grosso impatto.

L’obiettivo della nuova proposta di regolamento

L’obiettivo del Regolamento è quello di ridurre l’impatto ambientale e sociale negativo dei prodotti durante il loro ciclo di vita e rendere più accessibile le informazioni che servono per fare delle scelte di acquisto consapevoli. La normativa riguarda i dispositivi elettronici, i prodotti tessili, arredamento, acciaio, cemento e prodotti chimici. Messa così sembra una grand confusione: cosa possono avere in comune questi settori per poter essere regolati da una stessa normativa? Il piano di lavoro comune è rappresentato dal tema della circolarità e dell’eco-design. Tutti questi settori sono chiamati a impegnarsi seriamente per ridurre il proprio impatto, partendo dalla progettazione fino ad arrivare al fine vita dei prodotti.

Il digital passport

Secondo le consultazioni fatte dalla Commissione Europea, c’è ampio consenso da
parte di fabbricanti, importatori, PMI, dettaglianti e gestori dei rifiuti sul fatto che l’assenza di una legislazione chiara, completa e vincolante e la mancanza di informazioni affidabili, come pure l’applicazione disomogenea dei requisiti di sostenibilità dei prodotti, ostacolino una disponibilità maggiore di prodotti sostenibili. Il digital passport del prodotto permetterà la registrazione, il trattamento e la condivisione elettronica delle informazioni relative ai prodotti tra le imprese della catena di fornitura, le autorità e i consumatori. Naturalmente dovranno essere individuati gli strumenti tecnologici più adatti per permettere la creazione di questo documento, destinato a rappresentare un importante strumento che dovrà contenere anche le informazioni relative non solo alla composizione e alla filiera di produzione, ma anche alla manutenzione e al fine vita dei prodotti.

Alla base di tutto questo lavoro c’è la dichiarazione di conformità che il fabbricante dovrà rilasciare. Mentre per il passaporto digitale è previsto che la piattaforma sarà operativa nel 2026, la dichiarazione di conformità potrebbe anche essere introdotta prima e nella bozza di regolamento è già disponibile anche una bozza di questo documento.

Il divieto di distruzione degli invenduti

Nel regolamento si prevede anche il divieto di distruzione dei prodotti di consumo invenduti, sia direttamente che per conto di un altro operatore economico. A questo fino dovranno essere resi noti il numero di prodotti di consumo invenduti di cui si disfa ogni anno, suddivisi per tipo o categoria di prodotti e i motivi. E poi dovranno essere pubblicati su un sito internet pubblico anche i prodotti di cui ci si è disfatti e che sono stati destinati per il riutilizzo, rifabbricazione, riciclaggio, recupero di energia e operazioni di
smaltimento.

Impatto previsto su consumatori e PMI

L’introduzione di questi cambiamenti significherà probabilmente che ci sarà un aumento dei costi gestionali che andranno a ricadere sulla catena di fornitura e quindi sui consumatori. La UE l’ha già messo in conto, ma gli studi dimostra che nel lungo periodo i benefici economici supereranno i costi: tra questi il prolungamento del ciclo di vita e i miglioramenti nel processo di produzione

SI legge anche che “vi saranno inoltre benefici diretti per la competitività delle imprese, anche grazie al passaggio dell’attività di trasformazione dalle materie prime primarie alle materie prime secondarie e dalla fabbricazione di prodotti alla manutenzione, al riutilizzo, al ricondizionamento, alla riparazione e alla vendita di prodotti di seconda mano”. Dovrà quindi essere creato e potenziato un mercato delle materie prime seconde che la UE promette di finanziare. Quindi, se avete idee in questo campo, iniziate a lavorarci, perché potrebbero essere finanziate a breve.

Adesso tocca a voi: a questo link trovate la proposta di regolamento e il form da compilare per dire la vostra opinione. Condividete quello che pensate su questo tema, soprattutto gli aspetti che la Commissione dovrebbe tenere in considerazione per applicare la norma al mondo tessile. In genere sono pochissimi i feedback che arrivano dall’Italia in questa situazione, proviamo a invertire il ciclo.

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