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Arrivano le prime linee guida ai materiali circolari nella moda: sono state realizzate da Fashion Positive

Una guida che mette insieme indicazioni concrete per iniziare a lavorare con materiali che possono essere considerati circolari: uno strumento tecnico importante, messo a punto da Fashion Positive insieme a Textile Exchange e ad altri player della moda che ci porta alla scoperta dei punti fondamentali da affrontare per mettere a punto una strategia circolare nella moda. Sono uscite da poche settimane le “Circular Material Guidelines“, fin dalle premesse un primo tentativo di mettere ordine in un campo dove si sta facendo una gran confusione. Se fino a qualche mese fa tutto era “sostenibile”, adesso è tutto “circolare” e “riciclato”. Ma è davvero così? In realtà le linee guida ci mettono di fronte a più dubbi che certezze, perché la circolarità è tutta da costruire: servono investimenti, ricerche e tanto impegno per farla diventare una realtà.

Di economia circolare ormai si parla tantissimo, in tutti i settori. Si tratta di ripensare completamente i modello di produzione, una sfida importante, ma forse anche l’unica che può dare la possibilità di ripensare davvero i nostri modelli di consumo. La moda è ormai diventata nella percezione collettiva come l’industria sinonimo dello spreco e l’economia circolare può anche rappresentare l’occasione di recuperare credibilità (leggi l’articolo del blog “La moda, il riciclo e l’economia circolare“).

Il team di Fashion Positive nelle premesse delle Guidelines avverte che tra un anno ci sarà un aggiornamento, sulla base delle osservazioni ricevute. Ma intanto l’intenzione è quella di mettere iniziare a discutere con serietà su questo tema. In sintesi i punti più importanti:

1) Le linee guida riguardano solo le materie prime

In questa prima fase le linee guida riguardano solo le materie prime e sono particolarmente concentrate sulla loro modalità di produzione. Questo perché, secondo il team di lavoro, il cambiamento deve partire dalla base, dai produttori di filati e di tessuti, che per primi devono abbracciare un nuovo modello di produzione.

2) quali sono le caratteristiche dei materiali circolari

Un materiale per poter essere considerato circolare deve avere tre caratteristiche:

a) deve essere stato prodotto nel modo più sicuro, rispettando l’ecosistema. Quindi devono essere presi in considerazione anche l’impatto in termini di consumo di acqua e di energia, l’impatto della chimica, i diritti dei lavoratori.

b) la materia prima deve provenire da materiali di recupero oppure di riciclo.

c) gli abiti devono poter essere “teoricamente” riciclati all’interno del sistema. Quel “teoricamente” è una specifica importante, perché più volte nel rapporto viene evidenziato che ad oggi è difficile avere a disposizione determinati tipi di tecnologie di lavorazioni perché non sono ancora usate in maniera così estesa. Ci sono delle cose che si possono fare, ma non c’è la possibilità di farlo per mancanza della conoscenza o degli strumenti, insomma.

d) Il materiale deve essere effettivamente riciclato e inserito nuovamente nel sistema. Un percorso che può essere provato anche l’utilizzo di alcuni tools o di strumenti di blockchain.

3) l’importanza del design

Alla base di tutto questo lavoro, deve esserci la volontà di attuare un cambiamento reale. E per per farlo è necessario che il designer tenga ben presenti alcune indicazioni chiave: innanzitutto che i prodotti e i materiali devono essere utilizzati per il maggior tempo possibile, non deve essere una progettazione usa-e-getta. Poi ci deve essere la volontà di portare avanti un percorso di miglioramento continuo. Infine nel fare le sue scelte il designer deve tenere in considerazione le opzioni disponibili di riciclo al termine dell’uso del materiale. Purtroppo non tutto è ad oggi riciclabile.

4) cosa è davvero riciclabile

Ma cosa è davvero riciclabile? Qui arrivano le sorprese, perché le Guidelines mettono in luce le difficoltà che ad oggi si incontrano in questo settore. Prendere atto delle criticità è anche il modo migliore per migliorare e quello che si vuole fare è dare una spinta ad un settore che ha enormi possibilità di sviluppo e che potrebbe portare impatti positivi sull’ambiente.

Possono essere riciclati materiali post-consumo (come le bottiglie di plastica), pre-consumo (provenienti dalla lavorazione tessile) oppure i materiali di scarto (provenienti dall’agricoltura). Soprattutto per i materiali post-consumo la sfida è grande. Ad esempio la viscosa è teoricamente riciclabile, ma è molto difficile trovare un impianto dove si faccia questa lavorazione. Così come sono difficili da riciclare i materiali che hanno una composizione mista, con fibre proteiche e fibre sintetiche, che ad oggi non si possono separare.

5) l’importanza delle certificazioni

Come dicevo sopra, quando si parla di economia circolare deve essere preso in considerazione non solo l’aspetto del riciclo del prodotto, ma anche il consumo di acqua, di energia e di CO2, un uso corretto delle sostanze chimiche. Per mettere a punto un percorso serio di circolarità è necessario misurare e monitorare con serietà tutti questi aspetti. Nella giungla delle certificazioni, le “Circular Material Guideline” prendono in considerazione i singoli aspetti indicando qual è la certificazione più utile a provare la serietà del percorso e il raggiungimento di certi obiettivi. Sono indicate le certificazioni di Textile Exchange, ZDHC e diverse altre.

Insomma, di economia circolare nella moda si parla molto, ma è un’obiettivo complicato da raggiungere e sicuramente ci vorranno anni per una reale transizione dell’industria della moda ad un livello diverso.

Leggete le linee guida e fatemi sapere cosa ne pensate!

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