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Green Machine e Looop: il riciclo possibile di H&M

Ci stavamo ancora sorprendendo della macchina per il riciclo che H&M ha messo nel suo negozio di Stoccolma per mostrare il riciclo degli abiti “dal vivo” e il gruppo svedese ci ha stupito con una nuova iniziativa, la Green Machine, davvero rivoluzionaria. H&M ha deciso di investire in maniera importante sul tema del riciclo, anche per dare una risposta concreta a tutti coloro che accusano i giganti del fast fashion di mettere in commercio abiti di scarsa qualità, destinati ad aumentare la massa di rifiuti tessili che sta invadendo il mondo.

E’ vero, il modello di consumo “usa e getta” è dannoso, ed è quello che ha reso grandi i giganti del fast fashion. Ma H&M ha forse avuto uno scatto in più nella visione del futuro. Nel 2013 H&M ha avviato la raccolta degli abiti usati nei propri negozi, senza probabilmente sapere cosa farne. Poi ha iniziato investire pesantemente sul tema del riciclo, con il braccio operativo della Fondazione H&M, un’organizzazione no profit che negli ultimi anni ha finanziato molte delle iniziative più interessanti in campo tessile, come Vegea (la pelle fatta con gli scarti del vino) o Orange Fiber (la fibra fatta con gli scarti di arancia). Ma se guardate nel sito della Fondazione, potrete vedere che ci sono tantissimi altri progetti che sono sostenuti, soprattutto intorno al tema dei nuovi materiali, e che poi vengono in alcuni casi sperimentati da H&M in prima persona.

Quando si parla di economia circolare, non si può fare a meno di conoscere Looop e Green Machine, perché sono due iniziative molto interessanti. Tra l’atro tutto questo mondo di nuovi materiali che sono stati sperimentati da H&M negli ultimi anni, saranno protagonisti della nuova H&M Conscious E1xclusive che sarà in negozio dal 1 dicembre. Quest’anno due nuovi tessuti fanno il loro debutto in H&M: Hemp Biofibre ™, ottenuto da scarti di colture di semi di canapa, e Naia ™ Renew, una fibra cellulosica proveniente da contenuto circolare. La collezione A / I20 comprende anche tessuti realizzati con fibra di moquette post-consumo, imballaggi in plastica post-industriale e bottiglie in PET.

Green machine, gli abiti usati in poliestere e cotone diventano riciclabili

E’ Monki, il brand della galassia H&M dedicato alla Generazione Z, il primo a sperimentare l’utilizzo del nuovo materiale creato con l’utilizzo della rivoluzionaria Green Machine. Una capsule sperimentale, con due soli modelli: felpe con cappuccio e pantaloni della tuta, entrambi in vendita a 40 sterline. Una collezione che esce con un numero limitato di capi prodotti, per testare il mercato. Seguendo le più banali regole dell’economia circolare, nessun materiale metallico o in plastica andrà ad arricchire il capo, per agevolarne lo smontaggio al termine del ciclo di vita.

Come funziona la Green Machine?

Fino ad oggi riciclare abiti in misto cotone e poliestere era praticamente impossibile e anche poco conveniente. Infatti il poliestere vergine, che rappresenta la fibra più utilizzata al mondo e copre il 52% della produzione mondiale di fibre, ha un costo bassissimo, tanto da rendere poco interessante fare sperimentazioni per il riciclo. Ma all’atto pratico, di abiti in misto poliestere e cotone ce ne sono milioni: come risolvere il problema?

La Green Machine grazie ad un processo che utilizza calore, acqua e una sostanza chimica biodegradabile (che potrebbe essere l’acido citrico, secondo alcuni), riesce a dividere cotone e poliestere e a ottenere poliestere pronto per essere filato. Il cotone lavorato assume invece la forma di polvere di cellulosa, che può essere applicata a prodotti funzionali o fibre rigenerate.

Per adesso la produzione di Green Machine è ancora fatta in maniera sperimentale, ma H&M sta costruendo in Asia un impianto di riciclaggio che entro la fine del 2021 dovrebbe essere in grado di riciclare due tonnellate di abiti al giorno.

La ricerca e a sperimentazione che ha portato alla creazione di Green Machine è costata 5,8 milioni di euro ed è stata portata avanti dalla Fondazione H&M in collaborazione con l’Hong Kong Research Institute of Textiles and Apparel.

Il riciclo in vetrina con Looop

Looop è un sistema di riciclaggio che, direttamente in negozio, trasforma i vecchi indumenti in nuovi. H&M ha installato la macchina innovativa nello store di Stoccolma. In otto passaggi, Looop sminuzza il vecchio indumento e ne crea uno nuovo dalle vecchie fibre, senza uso di acqua e coloranti. Per rafforzare il filato deve essere però unito anche del materiale vergine, che è di natura sostenibile, per seguire l’input del progetto. Questo è necessario perché la triturazione meccanica accorcia le fibre vecchio indumento.

E’ stato installato in negozio a ottobre e di questo macchinario si è parlato molto nelle ultime settimane: è sicuramente il lancio di una campagna del brand su riciclo di economia circolare che vedrà H&M impegnata anche nei prossimi mesi e mi sa che ci aspetteranno altre sorprese.

Intanto Looop è diventato anche un personaggio scherzoso, che ha un suo account Twitter, da dove lancia i suoi cinguettii dedicati alla sostenibilità e al riciclo

Circulose: una delle 100 innovazioni del 2020 secondo il Time

C’è un’azienda svedese che lavora al riciclo degli abiti usati da anni, studiando tecnologie innovative, anche grazie al sostegno di H&M. Nel 2020 è nato Circulose, una materiale composto al 100% da indumenti riciclati e scarti di produzione di indumenti. E’ stato creato da Renewcell, con sede in Svezia. Circulose è una materia prima naturale e biodegradabile prodotta recuperando il cotone da abiti usurati. Il processo, alimentato da energia rinnovabile, utilizza sostanze chimiche ecocompatibili per abbattere e rimuovere il colore dai tessuti in arrivo che altrimenti potrebbero essere scartati. Le fibre sintetiche vengono rimosse, lasciando dietro di sé un foglio di polpa di cellulosa, che può essere trasformato in fibre tessili come nuove pronte per essere tessute in tessuto fresco. In primavera, H&M è diventato il primo rivenditore a vendere abiti realizzati con tessuto Circulose, seguito da vicino da Levi’s. Circulose è stato inserito dal Time nell’elenco delle migliori invenzioni del 2020.

Lavori in corso: quali sono le prossime novità

L’impegno di H&M per il riciclo non si ferma qui: è infatti in cantiere il progetto The Brewery, che esplora le modalità di riciclo con metodi biologici, cercando di stimolare una reazione che permetta di separare il poliestere dagli abiti usati.

Sono allo studio anche progetti di natura educativa, per aiutare i consumatori a conoscere come si producono i capi di abbigliamento e gli step di produzione: è stato creato un macchinario che si chiama Mini Mill, che H&M vorrebbe rendere disponibile in varie zone del mondo. Oggi il prototipo di Mini Mill si trova presso The Mills, un edificio industriale ristrutturato a Hong Kong che è stato trasformato in uno spazio creativo con incubatori, negozi al dettaglio ed eventi culturali.

Il valore della ricerca nella sostenibilità

L’impatto ambientale del fashion è un tema “caldo”, di cui ormai parlano tutti. Ma in pochi mettono in luce la necessità di dare maggiore importanza alla ricerca di nuove soluzioni produttive e nuovi materiali, che siano in grado di dare risposte concrete alla necessità di ridurre l’impatto del fashion. Servono macchinari, sostanze, processi; servono idee, investimenti, coraggio, sperimentazione.

Sappiamo che la sostenibilità è un tema complesso, che si compone di tanti aspetti diversi, che prende in considerazione l’aspetto etico e sociale, sul quale dobbiamo vigilare per chiedere il massimo rispetto di valori e standard condivisi. Dobbiamo comprare meno e meglio, ma serve anche la ricerca per ottimizzare processi e materiali. Gli investimenti in questo settore sono importanti: assicuriamoci che i risultati vengano condivisi con un sistema produttivo che ha bisogno di risposte nuove.