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Il 2021 sarà l’anno del cambiamento per i lavoratori del fashion?

Potremmo chiamarla “work revolution” ed è quella che di fatto “State of Fashion 2021”, il rapporto annuale realizzato da The Business of Fashion e McKinsey & Comapany, prevede per il prossimo anno. Il rapporto ogni anno fotografa i trend per il prossimo futuro del settore della moda, fornendo indicazioni agli addetti ai lavori sui cambiamenti in corso, per dare delle indicazioni per fare i programmi per il nuovo anno. Proprio i lavoratori sono una delle parole chiave del prossimo 2021: a tutti i livelli, dalla catena di fornitura, ai negozi, ai dipendenti dei brand.

Il consumatore giudica

Il lavoro diventa un tema centrale del dibattito perché il consumatore è sempre più attento ed è pronto a giudicare il comportamento del brand di cui sta acquistando i prodotti. Il 55% dei consumatori intervistati si aspetta una maggiore attenzione per i lavoratori della catena di produzione e per quelli che lavorando negli store: vengono definiti lavoratori “vulnerabili” e di fatto, anche durante l’emergenza Covid, sono quelli che si sono trovati a fare i conti in maniera più pesante con le chiusure e il blocco degli ordini.

Proprio per questo diventa strategico e fondamentale stringere delle partnership più forti con la catena di fornitura: per il 35% dei manager intervistati, questo è un obiettivo fondamentale. La crisi ha infatti dimostrato che i brand che hanno rapporti più stretti con la catena di fornitura sono stati anche in grado di essere più flessibili e di rispondere in maniera più reattiva ai cambiamenti del mercato. E naturalmente le partnership più stretto con i subfornitori portano nella maggioranza dei casi anche un miglioramento delle condizioni dei lavoratori coinvolti.

Cambia anche il rapporto di lavoro dei dipendenti all’interno dei brand: l’89% ha intenzione di utilizzare un modello ibrido, mixando il lavoro da remoto con quello fisico, portando avanti un’esperienza già sperimentata durante l’emergenza Covid. Questo richiederà anche la sperimentazione di iniziative che facciano sentire più coinvolti negli obiettivi aziendali anche i dipendenti: superata l’emergenza, se un modello di lavoro più improntato allo smart working deve diventare la regola, ci sarà la necessità anche di un diverso livello di engagement del personale.

Less is more: la fine della sovraproduzione

La minor propensione all’acquisto dei clienti, non solo impoveriti dal Covid ma anche più consapevoli sugli acquisti effettuati, renderà necessario per i brand fare una programmazione più attenta del numero di collezioni mandate in negozio, per evitare il rischio di sovraproduzioni anche difficili da gestire. Per i big del fast fashion, basate su un modello di business che richiede di mandare in negozio ogni settimana capi nuovi, sarà una bella sfida. Ma il 58% dei manager intervistati dichiara di voler agire in questa direzione, facendo poi scelte operative diverse.

E’ la fine dei negozi fisici?

Senza dubbio il Covid ha messo a dura prova il modello tradizionale di acquisto in negozio. L’e-commerce è esploso, ma non rallenterà la sua crescita. Per il 71% dei manager intervistati nel 2021 i loro e-commerce cresceranno ancora del 20%, ma diversi di loro pensano di dover affrontare la sfida di integrare tecnologie che permettano di sostituire in qualche modo il “tocco” umano in fase di acquisto.

A questo si aggiungono anche le difficoltà che stanno attraversando le capitali dello shopping: secondo il rapporto perché si torni a viaggiare ai livelli pre-crisi dovremo attendere il 2023 o il 2024, a seconda delle località. Le vendite riprenderanno al ritmo del 2019 alla fine del 2022.

Ma i negozi fisici potranno superare il momento di crisi e trovare un nuovo modo di essere presenti ripensando l’esperienza di vendita che propongono ai clienti. Un minor numero di viaggi significa anche che il mercato locale torna ad essere importante: per il 65% dei manager intervistati questa dimensione, forse trascurata negli ultimi anni, torna ad essere strategica.

Il Covid ci lascia sconvolti, cambiati, diversi, ma anche con una maggiore consapevolezza di quello che è davvero importante: comprare meno, meglio e soprattutto assicurandosi che nessuno è stato sfruttato lungo il processo di produzione.

Il rapporto integrale potete leggerlo qui.

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