Quando si parla di sostenibilità di un prodotto non si può fare a meno di porre attenzione anche a tutte le componenti che lo accompagnano. La sostenibilità del packaging per il fashion sta diventando un tema di grande importanza, soprattutto per l’impatto crescente dell’e-commerce in questo settore. Utilizzare imballaggi monouso va ad aumentare l’enorme quantità di rifiuti che vengono prodotti giornalmente, incrementati negli ultimi mesi anche per le misure legate al contenimento del Covid. Ma esistono alternative che permettano di rendere il packaging riutilizzabile? La risposta è si e l’organizzazione olandese Fashion for Good ha recentemente pubblicato un report da titolo “The rise of reusable packaging” dove analizza una serie di soluzioni.

Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Utrecht e Sustainable Packaging Coalition e fornisce una panoramica degli imballaggi riutilizzabili nell’industria della moda, cercando di suggerire soluzioni che siano adottabili su larga scala. I risultati pubblicati nel documento dimostrano che la transizione verso un sistema di imballaggi riutilizzabili può portare a una riduzione di oltre 80% in emissioni di CO2 e 87% in meno di rifiuti di plastica.

Il packaging, in tutte le sue molteplici forme, impiega un’enorme quantità di di carta e materiale plastico a livello globale. Dati recenti confermano che il 50% della carta e il 40% della plastica prodotta ogni anno vengono utilizzate per imballaggi, che rappresentano globalmente il 36% dei rifiuti solidi urbani. 

La transizione verso forme di packaging riutilizzabile non è per niente semplice: soprattutto quando si parla di e-commerce, vanno messe in conto anche le distanze di trasporto, le tariffe per il ritorno degli imballaggi e il tipo di imballaggi utilizzati. Quindi ci deve essere un generale ripensamento del sistema di distribuzione dei brand per poter attuare un sistema di questo tipo, ma i risultati che possono essere raggiunti in termini di riduzione del consumo di plastica potrebbero valere lo sforzo.

Cosa stanno facendo i brand

Naturalmente i brand, sempre più coinvolti nel tema della riduzione del consumo di plastica, non possono stare a guardare. Nel 2018 alcuni grandi gruppi come H&M Group, Inditex, Stella McCartney hanno firmato l’impegno promosso da Ellen MacArthur Foundation, “New Plastics Economy Global Commitment“. In questo documento si prevede di:

1) Eliminare gli imballaggi in plastica problematici o non necessari entro il 2025;

2) Passare dagli imballaggi monouso a quelli riutilizzabili entro il 2025

3) Rendere riciclabile o compostabile il 100% degli imballaggi in plastica entro il 2025

4) Stabilire un’ambiziosa percentuale di contenuto riciclato su tutti gli imballaggi in plastica utilizzati entro il 2025

Nel 2020 è stato realizzato un monitoraggio sullo stato di avanzamento dell’impegno globale che ha rilevato che i firmatari avevano fatto progressi significativi nell’eliminazione di imballaggi problematici o inutili e sul tema del riciclaggio, ma sono stati compiuti progressi limitati nel passaggio al packaging riutilizzabile. In particolare, gli imballaggi riutilizzabili rappresentano meno del 2% degli imballaggi totali dei firmatari, con solo un aumento dello 0,1% rispetto al 2019. Tuttavia, oltre la metà (56%) dei firmatari ha riferito di aver pianificato di testare modelli di riutilizzo nel prossimo anno.

Costi e benefici degli imballaggi riutilizzabili

Non è semplice fare una valutazione comparativa tra imballaggi monouso e imballaggi riutilizzabili: in questo secondo caso, infatti, bisogna tenere conto dell’impatto in termini di emissione di CO2 del viaggio di rientro dell’imballaggio ai magazzini del brand o di chi gestisce il servizio di pulizia. Lo studio dimostra che, nonostante questo, la soluzione degli imballaggi è sempre preferibile, ma non si può fare a meno di tenere conto della distanza che l’imballaggio deve percorrere per ben due volte.

Personalmente credo che una volta che questo tipo di soluzioni si sarà affermato, nasceranno anche delle start up che si concentreranno sulla movimentazione degli imballaggi riutilizzabili e alla fine questo potrebbe essere un business molto interessante. Secondo le previsioni della Ellen MacArthur Foundation, convertendo solo il 20% degli imballaggi in sistemi riutilizzabili si può creare un’opportunità di business da oltre 10 miliardi di dollari, senza contare i vantaggi ambientali.

Imballaggi riutilizzabili: alcuni casi interessanti

La soluzione ad oggi più utilizzata per le spedizioni fatte con e-commerce sono le buste richiudibili in polietilene a bassa densità (LDPE), che sono diventate la soluzione di imballaggio standard. Sono una soluzione a basso costo, protettiva e leggera, ma hanno una durata molto breve e non sono progettate per essere riutilizzate. più volte. Anzi, finiscono praticamente nel cestino dei rifiuti.

Quali sono le alternative? RePack è una start up finlandese che noleggia imballaggi per e-commerce. Una volta che il consumatore riceve il prodotto, l’imballaggio, che viene fornito con un’etichetta di reso offerta da RePack, viene piegato e spedito in azienda tramite posta ordinaria. RePack quindi pulisce e controlla la qualità dell’imballaggio prima di rimandarlo ai negozi. Per incentivare la restituzione dell’imballaggio, viene rilasciato uno sconto al cliente sul prossimo acquisto.

Repack

Returnity è un’azienda americana che vende scatole, sacchetti e buste riutilizzabili. L’azienda produce packaging per il B2B personalizzato, in cui il packaging viene mantenuto in circolazione, in un’ottica circolare. Può ad esempio essere utilizzato da aziende che hanno necessità di inviare dei campioni ai propri clienti. La condivisione della filosofia circolare può essere da stimolo alla restituzione del packaging utilizzato.

Più complicata è il progetto della statunitense LimeLoop che aggiunge alla sostenibilità dell’imballaggio, anche un sistema di tracciabilità e condivisione delle informazioni. Il packaging riutilizzabile è dotato di sensori GPS, che forniscono anche una panoramica di dove si trovano le spedizioni e dove / quando sono state aperte.

La francese LivingPacket ha rafforzato ulteriormente il concetto del pacco “intelligente” con la creazione di una scatola pieghevole, “The box”, che è progettata per durare mille viaggi. Non solo: la scatola è dotata di un sistema particolare con un display per aggiornare i dati degli indirizzi e le informazioni rilevanti per la logistica, sensori e una telecamera integrata per monitorare i contenuti della spedizione e le condizioni ambientali durante il trasporto.

Misuriamo l’impatto degli imballaggi

L’indagine di Fashion for Good si spinge anche alla misurazione degli eco-costi generati dalle varie soluzioni di packaging riutilizzabile e monouso, prendendo in considerazione i vari modelli. Ecco i risultati:

Reusable Packaging Report – Fashion for Good

La ricerca dimostra chiaramente che l’impatto per gli imballaggi riutilizzabili, può portare in alcuni casi a una riduzione di oltre l’80% delle emissioni di CO2 rispetto a un’alternativa monouso. 

Ma non mancano anche le criticità in questo sistema, rappresentate da una serie di variabili che possono influenzare drasticamente l’impatto del packaging:

Distanze di trasporto complessive: distanza di trasporto dal magazzino al cliente può influire sull’impatto;

Tassi di restituzione degli imballaggi riutilizzabili: tassi di restituzione elevati mantengono in circolazione gli imballaggi riutilizzabili più a lungo – dividendo l’impatto del materiale su più cicli, riducendo così l’impronta di carbonio;

Sistema centralizzato contro sistema decentralizzato – se la fase di pulizia e manutenzione viene fatta in-house, si riducono le distanze del trasporto e quindi le emissioni di carbonio;

Tipo di imballaggio monouso utilizzato: se è necessario utilizzare imballaggi monouso, è preferibile scegliere un imballaggio con un alto contenuto di materiale riciclato.

Sul tema del packaging siamo ancora in una fase pionieristica, c’è ancora molta strada da fare. Ma è anche il settore che adesso sta attirando l’attenzione di tanti brand. Nuovi materiali si stanno affacciando sul mercato e un approccio sostenibile al design può offrire soluzioni interessanti. Quello che è certo è che il settore non può sottrarsi alla sfida della sostenibilità.