La sostenibilità nel settore tessile e la istituzione di sistemi di responsabilità del produttore

DI F. BERNOCCHI – V. BELVEDERE – D. MONACO – N. PANE

La proposta di modifica alla Direttiva 2008/98/CE presentata dalla Commissione Europea è uno degli atti fondamentali che compongono la Strategia europea per il Settore tessile e che arriva subito dopo due altri provvedimenti di altrettanta fondamentale importanza quali la Proposta di Regolamento che stabilisce il quadro per l’elaborazione delle specifiche di progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e più in generale tutto il complesso di norme che vanno a comporre il complesso framework per la finanza sostenibile. Il provvedimento appena votato va anche a regolamentare attraverso linee di indirizzo e precise indicazioni, come dovranno essere gestiti i rifiuti tessili e più in generale i principi a cui si dovrà uniformare l’industria del settore. Tra i provvedimenti attesi arrivano anche indicazioni precise circa il framework base che dovrebbero seguire gli Stati membri allorquando decidessero, come l’Italia, di adottare un Sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) nel settore tessile.

L’obiettivo principale di questa modifica alla Direttiva Rifiuti è quello di stimolare la transizione verso un settore tessile più sostenibile e circolare, con strumenti, quali l’EPR, oramai collaudati nel nostro ordinamento e in altri e diversi comparti industriali con indubbi vantaggi di carattere ambientale, economico e sociale.

La transizione dovrà avvenire seguendo rigidamente la gerarchia dei rifiuti con particolare accento al principio di prevenzione e dunque al riutilizzo. Indubbiamente, lo abbiamo visto nella Comunicazione del 30 marzo 2022, ciò potrà avvenire solo con un coinvolgimento dell’industria, un ampio ricorso a finanziamenti per ricerca e sviluppo ma anche attraverso misure che in qualche modo dovrebbero supportare l’industria europea in un processo di reshoring e di tutela da shock di mercato e shortage, ponendola in condizione di non dover più subire la volatilità dei prezzi anche attraverso il pieno utilizzo di MPS provenienti dalla filiera del riciclo così come previsto nel Regolamento di modifica della Direttiva Ecodesign.

La proposta di Direttiva fornisce dunque indirizzi chiari e uniformi per tutti gli Stati membri per l’applicazione di sistemi di EPR e, per come la possiamo vedere, tutto ciò non rappresenta certo una barriera alla sua implementazione, bensì un indirizzo chiaro volto a rafforzare l’utilizzo di tale tipo di strumento di policy a supporto della politica ambientale e industriale dell’Unione. Prova ne è l’approvazione da parte dell’Olanda di un sistema EPR proprio all’indomani della pubblicazione di Proposta di modifica della Direttiva Rifiuti.

Una delle principali sfide inquadrate dalla proposta, riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti tessili. Al momento, solo il 22% dei rifiuti tessili post- consumo è raccolto separatamente (anche se sul dato ufficiale europeo sussistono dubbi) per essere riutilizzato o riciclato, mentre il resto finisce spesso in discarica o viene incenerito. L’introduzione dell’obbligo di raccolta differenziata in tutti gli Stati membri dell’UE entro il 2025, richiederà dunque un’adeguata sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza del corretto conferimento di tale tipologia di rifiuto con linee guida condivise con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, nuove infrastrutture di raccolta, impianti di selezione di ultima generazione, sviluppo quali-quantitativo del mercato del 2nd hand ma soprattutto forti investimenti in impianti di riciclo meccanico, chimico e termo-chimico in linea con gli indirizzi contenuti nel documento “Study on the technical, regulatory, economic and environmental effectiveness of textile fibers recycling” pubblicato dalla Commissione europea – Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI.

Affinché tutto ciò accada, sarà opportuna un’azione di awareness ed engagement di tutti gli attori della Filiera, dalla produzione al riciclo e del decisore politico affinché il processo di transizione dell’industria italiana possa essere dalla stessa traguardato attraverso un percorso chiaro e condiviso che tenga conto delle peculiarità produttive italiane, delle dimensioni del comparto e del forte legame tra le industrie e il territorio ben tradotto negli anni con la nascita di distretti industriali tra i più competitivi in Europa e nel mondo. Quindi, continuare a competere e magari aggredire nuovi segmenti di mercato a tutto vantaggio del made in italy e questo seguendo le indicazioni fornite dalla Proposta di modifica della Direttiva che sottolinea l’ovvia necessità di creare efficienti infrastrutture di selezione e riciclo a supporto della filiera evidenziando l’importanza di ubicare tali impianti prediligendo aree dove la produzione è concentrata, seguendo un’ottica di prossimità e sinergia industriale. In tutto questo, l’Italia si trova in una posizione di indubbio vantaggio grazie alla presenza del Distretto industriale di Prato con una tradizione centenaria di riciclo del tessile-laniero e del Distretto di Napoli che guida il mercato del 2nd hand a livello internazionale, oltre ai Distretti produttori di Biella e Como e a numerose altre iniziative, tutte volte al riciclo, dislocate in prossimità degli numerosi Distretti industriali tessili del Paese.

Sempre in merito alla Proposta di modifica, è opportuno sottolineare che per stabilire obiettivi di prevenzione, riuso, riciclo e recupero coerenti e raggiungibili dagli Stati membri, sarebbe necessario considerare nelle metodologie di calcolo di raggiungimento degli obiettivi non solo la frazione di rifiuti tessili provenienti dalla raccolta urbana (post-consumo) ma anche i flussi provenienti dall’industria (scarti di lavorazione, campionari e invenduto). Questo approccio più ampio consentirebbe una valutazione completa e accurata del ciclo di vita dei rifiuti tessili e favorirebbe una gestione più efficace e sostenibile del settore oltre che aumentare il flusso di materie prime seconde di cui le aziende italiane necessiteranno in un futuro molto prossimo.

Un’ulteriore sfida evidenziata nella proposta riguarda il Ruolo e la Responsabilità dei Produttori all’interno del sistema EPR. La definizione di “produttore” può comportare ambiguità riguardo alle responsabilità effettive degli attori della catena del valore, soprattutto in un contesto internazionale con produttori, importatori o distributori sparsi in Stati diversi. È fondamentale chiarire chi sia effettivamente responsabile all’interno della filiera per evitare, come sembra evidenziarsi nella bozza di proposta di introduzione di un sistema EPR per il settore tessile italiano, che “l’adeguato coinvolgimento” di cui parla anche la Direttiva di tutti gli attori, possa risolversi in una distorsione del mercato e della concorrenza, in una ridefinizione della catena del valore capace di disarticolare per poi ricomporlo un settore industriale fatto prevalentemente da micro e piccole imprese che come tali non avranno la capacità di gestire questo processo e che già stanno assistendo ad azioni precise e mirate di verticalizzazione dei processi industriali da parte dei grandi gruppi del fashion con poco spazio per la negoziazione.

Quindi, solo attraverso un approccio rigoroso e ragionato e che basi le sue scelte su una solida conoscenza del tessuto industriale italiano sarà possibile realizzare un sistema EPR equo ed efficiente per il settore tessile in grado di supportare l’intero comparto e di costituire una leva competitiva per tutte le realtà coinvolte.

Infatti, se la governance della catena del valore, mal ridefinita secondo lo schema EPR che sembra profilarsi, venisse attribuita principalmente ai grandi gruppi quotati del fashion e delle organizzazioni di responsabilità del produttore di cui fanno parte, tutto questo potrebbe ridurre la competitività delle PMI e delle microimprese che, oltre a subire impatti devastanti, rischierebbero di non riuscire a posizionarsi nuovamente nella catena di valore specialmente nelle fasi di approvvigionamento. Sarà fondamentale dunque prevedere misure di supporto non solo economiche, ma anche sistemiche per queste realtà, in modo da garantire un approccio equo e inclusivo nella transizione verso un modello più sostenibile, circolare e competitivo.

Per quanto riguarda l’eco-contributo, ovvero il contributo finanziario dei produttori al sistema EPR, dalla proposta emerge la necessità di una attenta modulazione in base alle prestazioni ambientali dei diversi prodotti tessili, delle ovvie necessità di investimento infrastrutturale cui ha posto rimedio solo in parte la linea dedicata al settore tessile del PNRR, che la parte economica non gravi eccessivamente sui consumatori e che non vengano previsti nel rapporto tra produttore e fornitore meccanismi di rivalsa dello stesso eco-contributo verso la parte più debole della supply-chain. Ciò anche perché da una prima elaborazione dei dati di immesso al consumo la stima dell’ammontare del contributo per il primo anno genererà flussi economico-finanziari tali da consentire anche investimenti nella parte infrastrutturale, investimenti rispetto ai quali anche le grandi aziende del fashion e del luxury con le loro marginalità costituiscono ad oggi l’investitore naturale.

Riguardo la fase del riciclo è auspicabile che questa tenda ad aumentare a tutto vantaggio dell’industria con auspicabile riduzione dei costi di produzione grazie all’utilizzo di materie prime seconde il cui costo industriale, secondo lo schema EPR, dovrebbe essere già pagato da parte dell’eco-contributo versato dal momento dell’immissione sul mercato del prodotto da parte del Produttore. Quindi sarà necessaria una chiara visione da parte del decisore politico sulla fondamentale e non rinunciabile opportunità di dare all’industria tutta e con essa intendendo quella di cui si compone il comparto del fashion, un framework normativo chiaro che abbia oltre alle finalità ambientali quello di dare al settore gli strumenti per competere ancora meglio in un mercato dove dovrà prevalere la sostenibilità, la qualità e il servizio al consumatore.

Altro punto che merita un commento è il tema delle spedizioni illegali di rifiuti tessili verso paesi incapaci di gestirli correttamente. È lodevole la previsione di controllare attentamente tali spedizioni, tuttavia, per garantire l’effettiva applicazione di queste misure e prevenire le esportazioni illegali, sarà essenziale stabilire meccanismi adeguati di sorveglianza considerando anche attentamente le attuali tensioni geopolitiche e le importanti relazioni internazionali recentemente consolidate da parte della Premier con Turchia e Tunisia. Questo implicherà la necessità di una cooperazione internazionale rafforzata e di una stretta vigilanza, sia all’interno dell’Unione Europea che nei paesi destinatari delle spedizioni, per garantire la conformità con la normativa europea.

Sarà altresì essenziale che le importazioni di prodotto o semilavorato, siano compliance con la Strategia Europea per il Tessile e su questo desta non poca preoccupazione il fatto che non ve ne sia traccia nella proposta di Direttiva nonostante lo specifico articolato sul punto contenuto nella Comunicazione del 30 marzo 2022.

In conclusione, la Proposta di modifica alla Direttiva 2008/98/CE rappresenta un passo significativo verso una gestione più sostenibile dei rifiuti tessili. Tuttavia, per garantire un’efficace attuazione del sistema EPR e più in generale la crescita del settore è necessario ripetere ancora una volta che tutto questo sarà possibile solo ed esclusivamente attraverso l’adeguato coinvolgimento di tutti gli stakeholder della filiera. Quindi da oggi l’Italia inizia ad affrontare un percorso politico e istituzionale europeo ma anche di mercato interno con luci ed ombre all’orizzonte e confidiamo che l’azione congiunta di Associazioni di categoria, Consorzi costituiti, università ed esperti del settore, possa contribuire a disegnare il nuovo assetto industriale del comparto tessile dove siano le luci a prevalere.

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