Qualcuno ha parlato di “Mushroom boom” per descrivere l’interesse crescente del mondo della moda verso i funghi. Clizia Moradei, ricercatrice e docente IUAV Venezia ha appena concluso una ricerca per analizzare le connessioni tra due mondi che non sono poi così lontani.

Si intitola “Moda Intespecie: funghi e pratiche di reincanto” il libro che Clizia Moradei ha pubblicato da poco, edito da Post Media.  L’opera si inserisce nel contesto della crisi ecologica, vedendo i funghi e il loro micelio come una potente metafora di distruzione, ricostruzione e interconnessione vitale.  L’indagine di Clizia  si articola su tre livelli: l’uso dei funghi come materia prima vivente (ad esempio per tessuti), le implicazioni nei processi produttivi e, infine, il loro valore come metafora di design collaborativo.DI fatto l’interesse crescente per i funghi, definito “MuShroom boom”, funge da catalizzatore per dibattiti culturali, industriali e di design, ponendo le basi per una moda più etica e sostenibile.

Clizia non si è limitata a fare un lavoro di ricerca, ma ha anche collaborato allo sviluppo di un materiale, il Muskin, creato dall’azienda toscana Grado Zero. Questo materiale deriva dal Phellinus ellipsoideus, un fungo parassita di grandi dimensioni che cresce spontaneamente e attacca gli alberi delle foreste subtropicali. La totale assenza di sostanze tossiche e chimiche coinvolte nella sua produzione rende Muskin ideale per l’uso in applicazioni a contatto con la pelle. La sua origine completamente naturale e la presenza di penicilline naturali limitano la proliferazione batterica. Nell’intervista potrete scoprire tutto le caratteristiche e le possibili applicazioni di questo materiale, che è disponibile sul mercato.

I funghi nella moda, una relazione complicata

La relazione tra moda e funghi è iniziata qualche anno fa, seguendo il boom dei nuovi materiali di origine biologica, per ridurre l’impatto ambientale della produzione. Ci sono stati tentativi anche da parte di noti brand del lusso di instaurare una relazione duratura con questi nuovi materiali, ma purtroppo spesso questi tentativi si sono conclusi con degli insuccessi.

Nel 2021, Hermès e l’azienda biotecnologica MycoWorks annunciarono una versione della borsa Victoria della maison francese realizzata principalmente con un’alternativa alla pelle di origine biologica. Quattro anni dopo, MycoWorks chiuse il suo unico stabilimento nella Carolina del Sud. Altre start-up di innovazione dei materiali hanno incontrato un destino simile dopo aver rastrellato milioni di investimenti e aver fatto notizia con collaborazioni con marchi di lusso.

Natural Fiber Welding ha lanciato Mirum un’alternativa alla pelle completamente vegetale e priva di plastica, realizzata con gomma naturale, oli vegetali, pigmenti naturali e scarti agricoli, che offre alte prestazioni ed è riciclabile, diventando una soluzione sostenibile per la moda e altri settori. E’ utilizzata da brand come Stella McCartney e Adidas è in fase di “wind down”, come si dice in gergo. Non è un fallimento immediato, ma un processo di chiusura ordinato mentre si cercano soluzioni, come ha dichiarato il CEO.

Ananas Anam UK, che ha prodotto una pelle a base biologica chiamata Piñatex, utilizzata da Hugo Boss e Paul Smith, è entrata in amministrazione controllata ad agosto. “La moda non è un settore veramente innovativo”, ha affermato Dan Widmaier, amministratore delegato di Bolt Threads. “Fondamentalmente, non c’è nessuno che paghi per questo, nessuno che voglia subire le tempistiche. Tutti amano l’idea, nessuno ama apportare i cambiamenti.Bolt Threads è un’azienda di bio-innovazione che crea materiali sostenibili di nuova generazione per l’industria della moda e della bellezza, usando biotecnologie per trasformare materie prime rinnovabili in fibre e tessuti ad alte prestazioni, come la pelle derivata dai funghi (Mylo) e la seta bioingegnerizzata (Microsilk) ispirata a quella dei ragni, collaborando con marchi di lusso per offrire alternative ecologiche e durevoli. Mylo era supportato da grandi marchi come Adidas, Kering e Stella McCartney, ma la mancanza di fondi ha ostacolato la crescita e a giungo 2023 si è chiusa l’attività.

.Perché queste innovazioni non riescono ad affermarsi sul mercato? Da un lato perchè le aziende di materiali alternativi sottovalutavano il tempo necessario per portare il loro materiale a un punto di industrializzazione ottimale, mentre i brand si affrettavano a dimostrare a consumatori e autorità di regolamentazione di essere pronti a utilizzarli, anche quando non erano in grado di impegnarsi oltre un prodotto pilota. Troppa fretta, insomma, che poi finisce per mandare all’aria il lavoro di anni.

Eppure il dialogo tra moda e natura è importante e può anche fornire nuovi spunti per un design più lento e rispettoso dell’ambiente. Sono tutti aspetti che Clizia Moradei, ricercatrice e docente IUAV Venezia ha chiarito benissimo nella sua intervista. Buon ascolto.