Il JRC (Joint Research Centre) è il servizio scientifico interno della Commissione Europea.. Negli ultimi anni si è occupato spesso di tessile, perché di fatto l’evoluzione legislativa in questo settore sta andando spedita. Serenella Sala, Head of the Sustainable Supply Chains and Bioeconomy Unit del JRC mi ha raccontato nell’intervista quali sono i dossier “caldi” e anche quali sono le prossime sfide per il settore. Avete sentito parlare della raccomandazione “Safe and Sustainable by Design”?
Anche se si tratta di organismo tecnico, chi lavora nel settore tessile conosce il JRC: i suoi studi sono uno strumento di conoscenza fondamentale per la Commissione europea, quando vuole implementare nuove normative. Il suo ruolo principale è proprio questo: fornire un supporto scientifico e tecnico indipendente e basato su prove per la creazione, lo sviluppo e il monitoraggio delle politiche dell’Unione Europea. Questo lavoro di ricerca è poi accompagnato da un approccio di co-creazione normativa tramite consultazioni pubbliche per bilanciare fattibilità tecnica e requisiti di circolarità: Di fatto l’obiettivo sarebbe quello di evitare normative “calate dall’alto”, soprattutto in ambiti dove si pongono obiettivi molto ambiziosi. In questo momento si sta legiferando su aspetti diversi che interessano il settore, difficile coordinare tutto.
Normativa ESPR: a che punto siamo
I temi più studiati in questo momento sono quelli legati all’implementazione del regolamento ESPR: adesso il processo prevede il completamento dello studio preparatorio per definire i criteri di preferibilità ambientale e circolarità, basati su evidenze tecniche. Una volta che sarà pronto, in autunno, saranno avviate le consultazioni pubbliche con vari stakeholder, inclusi industria e ONG, per garantire la fattibilità delle misure proposte. L’approccio attuale punta alla co-creazione delle policy per gestire l’elevata granularità tecnica dei requisiti, come l’introduzione di target per il materiale riciclato.Il settore tessile è estremamente eterogeneo, includendo prodotti che vanno dall’abbigliamento all’arredo, il che rende complesso stabilire regole uniformi. Una sfida cruciale è bilanciare la fattibilità tecnica con le specificità della filiera, in particolare considerando che gran parte del mercato tessile dipende da importazioni extra-europee. È necessario trovare un equilibrio tra la verificabilità dei criteri e i costi dei meccanismi di controllo, mantenendo una proporzionalità tra gli sforzi amministrativi e i benefici attesi.
La raccomandazione Safe and Sustainable by Design
Tra le sfide più interessanti e ambiziose c’è quella lanciata dalla raccomandazione “Safe and Sustainable by Design” (SSbD) che mira a integrare sicurezza e sostenibilità per prodotti chimici e materiali. La raccomandazione definisce un quadro strategico dell’Unione Europea per guidare l’innovazione industriale. Il suo scopo è integrare i requisiti di sicurezza, salute e sostenibilità fin dalle primissime fasi di ricerca e progettazione di nuove sostanze chimiche e materiali.

Il framework stabilisce le linee guida per valutare l’intero ciclo di vita del prodotto ed è strutturato su due fasi chiave:
- Fase 1 Sicurezza: Garantire che la sostanza o il materiale non sia tossico, non sia nocivo per l’ambiente e non presenti caratteristiche pericolose.
- Fase 2 Sostenibilità: Valutare le prestazioni ambientali (come l’impronta carbonica, il consumo di risorse e l’uso di energia) e assicurare la circolarità del prodotto.
La raccomandazione propone un approccio integrato basato su alcune direttrici:
- Prevenzione e Sostituzione: Eliminare, o ridurre al minimo, la produzione e l’uso di sostanze estremamente preoccupanti (Substances of Concern), sostituendole con alternative più sicure.
- Approccio sul Ciclo di Vita (LCA): Valutare l’impatto ambientale, sulla salute e sul clima lungo tutto il ciclo di vita: dall’estrazione delle materie prime alla produzione, fino all’uso e al fine vita (riciclo e smaltimento).
- Competitività Industriale: Supportare le aziende nell’anticipare i futuri obblighi normativi e accelerare l’ingresso sul mercato di soluzioni pulite e green, in linea con gli obiettivi europei di neutralità climatica.
Esistono già esempi di applicazione del framework SSbD nel settore tessile, inclusi trattamenti speciali e coloranti, che promuovono materiali più duraturi o riciclabili. Per favorire un’implementazione pratica e supportare le piccole e medie imprese, la Commissione sta creando i “Safe and Sustainable by Design Hubs“, strutture coordinate a livello europeo e nazionale volte a connettere industrie, ricercatori e centri di trasferimento tecnologico.
Essere protagonisti del cambiamento, tenersi aggiornati, partecipare alle consultazioni, a livello di impresa o tramite le associazioni di categoria: è questo il modo migliore per cogliere le opportunità che possono arrivare dalla trasformazione del settore. Le norme possono essere un volano, non solo un peso. Serenella Sala nell’intervista ha fatto un approfondito aggiornamento di tutte le sfide in corso e anche di come farsi parte attiva del cambiamento. Buon ascolto.



