Oltre 37 mila (37.331 per l’esattezza) imprese e 372.200 addetti, che rappresentano il 9,5% dell’occupazione manifatturiera italiana: sono questi i numeri del settore moda contenuti nel report appena pubblicato “Lo stato della moda 2026”, che fotografa la situazione attuale del comparto. Un punto di partenza per guardare al futuro, di cui ho parlato con Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda e protagonista dell’intervista di questo episodio.
“Bello e ben fatto”: è questo la sintesi dell’essenza del Made in Italy secondo Luca Sburlati. Una visione positiva su un settore chiave del nostro Paese, che però sta attraversando un momento di oggettiva difcoltà: da una parte la crisi di mercato, poi le vicende spiacevoli sulle irregolarità riscontrate nella filiera, il tutto accompagnato da un panorama normativo sempre più incerto. Potremmo definire una tempesta perfetta quella che sta attraversando l’industria della moda in questo momento. E come ogni buon marinaio sa bene, quando la situazione si fa difficile, si tiene duro e si cerca di pensare al sereno. Che tornerà, anche se magari il paesaggio potrebbe essere un po’ cambiato.
Lo stato della moda: i numeri
Partiamo dai numeri, dalla situazione attuale, fotografata nel rapporto sullo Stato della Moda elaborato da Confindustria Moda. Il rapporto evidenzia come il Tessile-Abbigliamento italiano continui a rappresentare un pilastro dell’industria nazionale, pur in un contesto caratterizzato da rallentamento della domanda globale, tensioni geopolitiche, trasformazione dei consumi e persistenti incertezze sui mercati internazionali.
Nel 2025 il settore ha registrato un fatturato pari a 58,39 miliardi di euro, in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni hanno raggiunto 36,9 miliardi di euro (-1,6%), mentre il saldo commerciale si è mantenuto ampiamente positivo, superando i 10,4 miliardi di euro. La propensione all’export si conferma particolarmente elevata, attestandosi al 63,3% del fatturato complessivo. L’Abbigliamento si conferma il principale motore economico della filiera, generando il 68,6% del fatturato e il 73,9% delle esportazioni complessive, mentre il Tessile continua a rappresentare un presidio essenziale di competenze, innovazione e specializzazione produttiva. Sul piano internazionale, l’Italia mantiene una posizione di assoluto rilievo: il Paese rappresenta circa il 30% della produzione europea di Tessile-Abbigliamento, confermandosi il principale produttore dell’Unione Europea. Inoltre, l’Italia è il secondo esportatore europeo e il quinto esportatore mondiale del comparto.
Il Piano Strategico Nazionale
Sono proprio questi i numeri che rendono necessario elaborare una strategia di rilancio del settore: Luca Sburlati si è fatto promotore del Piano Strategico Nazionale per il Sistema Moda, presentato da Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda : un piano industriale da 4 miliardi di euro. Mira a evitare una potenziale crisi di settore, puntando a generare oltre 30 miliardi di fatturato aggiuntivo e 57.000 nuovi posti di lavoro.
Le linee guida strategiche si articolano attorno a 5 pilastri fondamentali:
- Innovazione, tecnologia e transizione verde:
- Supporto finanziario e accesso al credito:
- Internazionalizzazione e marketing:
- Capitale umano e formazione:
- Integrazione di filiera e aggregazione:
Nell’intervista con Luca Sburlati abbiamo parlato di tantissimi temi: abbiamo cercato di concentrarci sul futuro, sulle strategie di rilancio, perché in questo momento il settore ha bisogno di una spinta positiva, ma anche di cambiare, facendo un po’ di autocritica. “I giovani vanno pagati di più”, mi ha detto Sburlati andando a toccare uno dei temi più importanti in questo momento: la necessità di coinvolgere forze e intelligenze nuove in un settore che sta invecchiando. E poi naturalmente abbiamo parlato di Europa, di norme e di frontiere; e di protezione del Made in Italy, che in questo momento si trova sotto attacco. Non vi resta che ascoltare l’intervista



