EP46: Cosa dobbiamo aspettarci dalla Strategia europea per il Tessile Sostenibile

La nuova Strategia per il Tessile sostenibile, che sarà approvata a fine marzo, avrà un impatto importante sull’industria della moda e sulla catena di produzione: rappresenterà un’occasione di cambiamento oppure imporrà un nuovo quadro legislativo che richiederà solo uno sforzo di adeguamento? Ne ho parlato con Paola Migliorini, Deputy Head od Unit Sustainable Production, Products and Consumption della DG Environment della Commissione Europea, in una lunga intervista che accompagna questo episodio del podcast. Proprio lei, insieme al suo team, si sta occupando del dossier sulla Strategia per il Tessile Sostenibile, quindi è sicuramente la fonte più autorevole su questo tema. 

Della nuova Strategia per il Tessile Sostenibile abbiamo parlato tante volte negli ultimi mesi, cercando di mettere insieme le informazioni presenti sui documenti ufficiali. A volte sono trapelate alcune notizie che hanno creato qualche allarmismo, altre volte si è cercato di fare una previsione delle scelte che saranno fatte, sempre con una sensazione di disagio: il timore è che la normativa europea stia per inserire nuovi paletti senza creare nuove opportunità, andando ad incidere su un sistema produttivo che è già molto sotto pressione. 

Sono diversi i punti che saranno toccati dalla nuova Strategia. Verrà lanciata la “Sustainable Products Initiative”, che dovrebbe affrontare i temi relativi all’allungamento della vita dei capi: durata, riuso, riparabilità. E’ prevista che una prima normativa su questo tema entro la fine del 2023. La prima regolamentazione riguarderà solo alcuni prodotti tessili e di abbigliamento, perché la Commissione è consapevole di non poter stabilire le stesse norme per tutte le tipologie di prodotti.

Un altro punto importante della Strategia è quello legato alla misurazione del ciclo di vita del prodotto e all’uso dei green claim (praticamente la comunicazione a volte opaca utilizzata per promuovere la sostenibilità ambientale del prodotto): la PEF, la Product Enviromental Footprint, con la misurazione degli impatti nel ciclo di vita del prodotto è prevista solo nel caso in cui si voglia utilizzare un green claim. Per capirsi: se voglio comunicare al mio consumatore quanto impatta la t-shirt che ho messo in vendita, magari facendo anche una comparazione con una t-shirt ritenuta meno virtuosa, potrò farlo solo se ci sarà un’analisi PEF che dimostra l’effettiva misurazione dell’impatto.

Si parlerà anche di EPR, la responsabilità del produttore sul fine vite, andando a definire un quadro di riferimento che sarà poi seguito dall’adozione di una normativa comunitaria o nazionale.

Niente panico, i cambiamenti ci saranno, ma potranno anche essere delle opportunità. E soprattutto le organizzazioni, le associazioni, le imprese, avranno l’opportunità di di dire la loro, nelle sedi opportune.

Vi anticipo che l’intervista è molto lunga, perché abbiamo parlato di tante cose. E’ anche vero che la Strategia per il Tessile Sostenibile è un documento politico complesso che tocca tanti punti, tutti interessanti per delineare il futuro del settore. Disegna un quadro generale, che definisce le linee guida per l’adozione della legislazione sui vari temi. Alcune norme arriveranno presto, entro il prossimo anno: l’importante è fare in modo di portare anche l’esperienza italiana ai tavoli in cui si prendono le decisioni.

Paola Migliorini mi ha spiegato benissimo quello che sta per accadere.  Ascoltate l’intervista

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2 pensieri su “EP46: Cosa dobbiamo aspettarci dalla Strategia europea per il Tessile Sostenibile

  1. Ho ascoltato con attenzione il Podcast. Ero interessato a trarne “pillole” molto concrete, che andassero oltre alle generali affermazioni di intento e alle belle parole che, ahimè, spesso rischiano di suonare retoriche. Sono ben consapevole che il tema è di una complessità enorme, ed è proprio per questo che secondo me si dovrà fare un sforzo maggiore per tradurre tutta questa matassa intricata in azioni semplici e chiare da attuare in altrettanti tempi certi. Nel frattempo si spera che il buon senso e la pressione del consumatore sempre più consapevole e responsabile eserciti una pressione in grado di aiutare i brand ad anticipare i tempi della politica; che talvolta (diciamocelo) nutro dubbi siano così compatibili con i tempi del pianeta blu.

    1. Ciao Nicola, in alcuni momenti dell’intervista ho avuto l’impressione che ci siano ancora molti punti da chiarire e quindi Paola Migliorini non si è voluto scoprire troppo. Quando la Strategia sarà finalmente pubblicata, cercherò di condividerla con voi nella maniera più chiara possibile!

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